DOV' E' IL CORAGGIO DI ESSERE SCOMODI?

PASTORI SENZA L'ODORE DELLE PECORE...

Marzo 2019

 

Da tempo, come molte persone credenti e non, ci stiamo interrogando su fatti che quotidianamente leggiamo sui giornali o dei quali veniamo a conoscenza. Ci riferiamo in particolare ad alcune vicende che riguardano la chiesa locale e, più in generale, a quanto accade nella chiesa universale.

Gli episodi da commentare non mancano, né difettano i sentimenti che spesso li accompagnano, a partire dal disagio, sdegno e perché no,  da un po' di vergogna  per la comunità dei cristiani.

Vorremmo partire dalla vicenda del Parroco di Borgo Roma (Tomba Extra) periferia sud di Verona, assurto agli onori della cronaca alcuni mesi fa. I fatti sono noti ai più, o meglio, sono stati raccontati in vario modo dai media e dalle autorità ecclesiastiche, senza che ciò, tuttavia , abbia portato elementi di chiarezza su questa sconcertante vicenda. Poco importa se le motivazioni del grave ammanco economico arrecato alla Parrocchia e ai parrocchiani siano legate alla ludopatia, all’usura o ad altre forme di comportamento dissennato. Ciò su cui vorremmo condividere la riflessione sono il senso di estraneità, la “normalità” del gesto, la mancanza di verità, il senso di un disagio profondo e di tradimento che tali comportamenti generano. Nessuno può sentirsi estraneo a fatti che, probabilmente, traggono origine anche da  sentimenti di  isolamento ed emarginazione  del singolo, ma certo, chi ha compiti di vigilanza e di guida ha maggiori responsabilità nella ricerca di verità e di riconciliazione con le comunità ferite.

Altre vicende più “lontane”, ma purtroppo anche molto recenti, scandalizzano e creano smarrimento ponendo seri problemi di credibilità dell’intera  Chiesa. Ci riferiamo agli scandali locali di pedofilia (ex alunni istituto Provolo) e a quello recentissimo che ha  interessato l’ex ( ci auguriamo) Cardinale George Pell. Perché , ci chiediamo non si riesce ad andare oltre le formali condanne, i risarcimenti economici, la sospensione degli incarichi? Quando sentiremo da ogni  pulpito delle nostre chiese parole sincere di vergogna? Talvolta sembra che le sole parole di denuncia e di verità siano appannaggio  del Papa e di pochi altri. A quando gesti  veri di  dialogo, di perdono e di riconciliazione con tutto il popolo di Dio che a fatica ormai si riconosce nei suoi pastori?

Un ultimo  esempio di questa lontananza è stato la scarsa (eufemismo) partecipazione del clero veronese e delle sue massime istituzioni all’adunata di popolo, credente e non, raccolta dentro e fuori le mura di San Nicolò all’Arena lo scorso 5 febbraio in occasione dell'incontro che ha visto la partecipazione del missionario comboniano Alex Zanotelli e del sindaco di Riace Mimmo Lucano.  Eppure le motivazioni di questo incontro erano profondamente cristiane: la difesa dei diritti delle persone immigrate e l'allarme contro ogni forma di razzismo. Dov’era la Chiesa veronese missionaria? Dove i rappresentanti di quello spirito cristiano-sociale che ha generato tanto bene alla città e non solo nei secoli scorsi?

Siamo certi che larga parte del popolo cristiano e dei laici, che hanno a cuore il senso vero della comunione tra gli uomini ed il rispetto delle persone, viva come noi lo sconforto nel vedere che le istituzioni cristiane e parte dei responsabili della chiesa veronese vengono meno al loro dovere di "pastori" di guidare e accompagnare il popolo di Dio a loro affidato, di ascoltare i fedeli, di parlare con chiarezza e di annunciare con coraggio la novità del Vangelo di Gesù Cristo, mettendosi al servizio della società di oggi in spirito di completa gratuità e senza secondi fini.

Certo anche noi, laici, abbiamo colpe: l’abbandono, la disaffezione, l’identificazione sempre più radicata in una  visione della vita del "qui e ora". Crediamo però che per recuperare vitalità , impegno, coinvolgimento, confronto sereno e costruttivo, non ci possa che essere l’abbandono di atteggiamenti come l’omertà e  dell’arroccamento  ed un sincero pentimento da parte delle istituzioni non solo per i fatti di ieri, ma soprattutto per quelli di oggi e per quanto il futuro riserverà.

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