Viaggio della Memoria 2011

Relazione dei ragazzi che hanno partecipato al "VIAGGIO DELLA MEMORIA"

 


Viaggio della memoria 2011


Anche quest’anno i comuni di Desenzano, Sirmione, Pozzolengo, Calcinato, Bedizzole, Manerba, Mazzano, Moniga e Padenghe hanno finanziato il “Viaggio della memoria”, al quale hanno partecipato 39 ragazzi frequentanti gli istituti superiori di Desenzano e di Lonato, premiati per il loro impegno scolastico.
Viaggio della Memoria
Orglla mortenizzato dall’ ANEI, l’associazione italiana ex internati, la cui presidente è la Professoressa Maria Piras, il viaggio si è svolto dal 25 al 29 ottobre.
La mattina del 25 ottobre siamo partiti con l’obbiettivo di conoscere alcuni luoghi che hanno lasciato un’immagine indelebile nella Storia.
Dopo circa 12 ore di viaggio siamo arrivati a Brno, nella Repubblica Ceca, e abbiamo potuto visitare la prigione dello Spielberg, dove tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento furono imprigionati molti patrioti italiani, tra cui Silvio Pellico, che narrò la sua reclusione nell’opera:” Le mie prigioni”. In questo luogo i detenuti vivevano in condizioni disumane, poiché erano legati con catene, tirate ogni mezz’ora dalle guardie. In questo modo i prigionieri non potevano mai riposare ne dormire. Anche le donne adultere erano segregate in questa prigione: la loro punizione consisteva nell’essere murate vive; inoltre, sulla loro testa venivano fatte scendere delle gocce d’acqua che le portavano alla pazzia e alla morte.
Viaggio della Memoria
Dopo questa visita molto interessante ci siamo diretti a Cracovia, una città affascinante sia dal punto di vista culturale che monumentale, e suggestiva di notte per i numerosi palazzi illuminati che la rendono magica.
Viaggio della Memoria
Importante e ricca di emozioni è stata la visita al campo di concentramento di Auschwitz e a quello di sterminio di Birkenau, dove uno strano sentimento di desolazione ci ha avvolto. Ci siamo resi conto di essere nel luogo simbolo della Shoah, dove la malvagità dell’uomo si è espressa al massimo. In questi campi veniva addirittura negata e distrutta la dignità umana: le persone non venivano infatti più chiamate con il loro nome, ma indicate da un numero inciso sul loro braccio sinistro e venivano uccise in tanti modi ferocissimi.
Visitando quei luoghi è stato impossibile non immaginare le urla dei condannati a morte nelle camere a gas: degli anziani, dei bambini aggrappati al collo delle madri, che benché impaurite e disperate, cercavano di consolarli. Noi tutti pensavamo che questa morte fosse veloce, in realtà le persone soffrivano anche mezz’ora prima di esalare l’ultimo respiro.
Viaggio della Memoria
Molto commuovente è stato il momento della deposizione di un mazzo di fiori sulla lapide che ricorda migliaia di deportati italiani, uccisi solo perché avevano idee o professavano religioni diverse da quelle dei nazisti.
La guida ci ha mostrato il muro dove avvenivano le esecuzioni e il luogo in cui furono disperse le ceneri dei deportati. Non possiamo esprimere i sentimenti e le sensazioni provati in quell’istante. C’è sembrato di calpestare per la seconda volta la dignità di quelle persone e, nel silenzio profondo che caratterizza quel posto ci è parso di udire ancora i loro lamenti.
L’emozione ha poi preso il sopravvento nel momento in cui ci siamo soffermati sulle immagini dei corpi scheletrici, sulle 2 tonnellate di capelli tagliati e utilizzati per cucire tessuti, sulle migliaia di scarpe, di valigie e di vestiti.
Da questa esperienza abbiamo capito che oggi ci lamentiamo spesso per cose inutili e superficiali, ma se pensiamo al freddo, alla fame e alle sofferenze patite da quelle povere persone, non possiamo che “vergognarci”. Oggi con la scusa della libertà di parola, ci permettiamo di dire tutto quello che vogliamo, anche insultando il prossimo, e dimentichiamo che ai deportati era impedito tutto.
La comunicazione e la libertà di pensiero sono strumenti molto importanti nella vita dell’uomo, poiché lo identificano, e dobbiamo utilizzarli in maniera equilibrata, ricordando che nei campi di concentramento non si poteva nemmeno scambiare una sola parola col vicino, altrimenti si veniva uccisi.
In conclusione vogliamo ringraziare le amministrazioni comunali che ci hanno permesso di partecipare a questo viaggio e di conoscere luoghi di grande interesse culturale e storico. Un grazie particolare a Nino Righetti, un arzillo novantaduenne, che ha vissuto per ben 2 anni, in un campo di lavoro vicino a Vienna, e ci ha accompagnati nel viaggio. Ha una grande forza d’animo, un’immensa umiltà, ed è ancora pronto a conoscere cose nuove. Da Nino abbiamo imparato tanto.
E non possiamo dimenticare di ringraziare la Professoressa Maria Piras che ci ha fatto partecipi di questa emozionante esperienza, e i professori che ci hanno accompagnato in una tappa molto importante della nostra vita e del nostro studio, soprattutto Don Angelo, un uomo sempre gentile, generoso e comprensivo con gli studenti.

Noemi Tellaroli & Laura Oliosi (4^A Igea – ISIS “Bazoli-Polo”)

 

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VIAGGIO DELLA MEMORIA 2011

 

Anche quest’anno 39 studenti di Desenzano e di altri 8 comuni della zona, hanno avuto l’opportunità di partecipare al Viaggio della Memoria organizzato dall’ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati) che si è svolto dal 25 al 29 ottobre 2011 in ricordo delle vittime del nazismo. Questo viaggio è stato finanziato dai comuni di residenza degli studenti ed ha avuto come tappe Brno, Cracovia e Bratislava.

La partenza è avvenuta il 25 ottobre alle 5:30 del mattino dalla fermata dei pullman della stazione di Desenzano per dirigerci a Brno, una delle più importanti città della Repubblica Ceca.

Dopo un lungo viaggio in pullman, siamo arrivati in hotel alle 18:30 circa. Il mattino successivo abbiamo fatto una visita guidata della città visitando la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, l’Antico Municipio con il suo Dragone (che in realtà è un coccodrillo di origine amazzonica) a fare da guardia all’entrata e la piazza principale, la Piazza della Libertà. Dopodiché ci siamo recati alla fortezza dello Spielberg, un edificio che, durante i secoli del dominio asburgico, è stato trasformato in una prigione molto dura dove sono stati rinchiusi Silvio Pellico, Piero Maroncelli ed altri carbonari italiani.

Dopo il pranzo siamo partiti per Cracovia e siamo arrivati in hotel per la cena.

Il giorno successivo è stato particolarmente impegnativo poiché abbiamo visitato Birkenau il mattino e Auschwitz 1 il pomeriggio.

Birkenau era un enorme campo di sterminio che faceva parte del complesso di Auschwitz; attraverso la ferrovia i nazisti vi deportarono gli Ebrei che subivano una “selezione” che determinava chi avrebbe dovuto lavorare e chi sarebbe stato eliminato dopo poche ore. Gli Ebrei alloggiavano in baracche e ricevevano poco cibo. Alcuni morivano di fame, di freddo o per la stanchezza, altri venivano uccisi nelle camere a gas e i cadaveri venivano bruciati nelle sale forni e, successivamente, anche all’aria aperta. Inoltre, in questo campo, c’è un monumento celebrativo in memoria delle vittime.

Il pomeriggio, ad Auschwitz 1, abbiamo visto gli oggetti quotidiani che sono stati ritrovati e fotografie di molte persone che sono state internate in questo complesso di campi di concentramento.

La sera siamo tornati in hotel e, la mattina successiva, abbiamo visitato Cracovia con la guida. A Cracovia si trovano il Castello di Wawel, la Piazza del Mercato e la Chiesa di Santa Maria. Dalla torre più alta di questa chiesa viene suonata ogni ora una melodia su ognuno dei quattro lati da un trombettista. Dopo il pranzo siamo partiti per Bratislava, che abbiamo potuto visitare per poco tempo il mattino successivo. Dopo questa breve visita della città siamo ripartiti in direzione di Desenzano.

Riteniamo che questo viaggio sia stato molto importante sia sul piano culturale che su quello emotivo; questo perché abbiamo potuto vedere con i nostri occhi quello che prima sapevamo solo per sentito dire. E’ stata un’esperienza molto forte; ritrovarsi in un posto come Auschwitz, dove molta gente ha sofferto fisicamente e moralmente, fa riflettere sulle cattiverie dell’uomo, su quanto sia sbagliato il fatto che qualcuno abbia potuto decidere della vita di così tanta gente. Siamo molto contente di aver potuto partecipare a questo viaggio.

Speriamo che questa esperienza possa essere vissuta anche da altri nei prossimi anni in modo che più gente possibile capisca che una cosa del genere non deve più ripetersi in futuro.

 

Alice Simbeni e Marina Tononi ( 4 B  Turistico )

 

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VIAGGIO DELLA MEMORIA 


Quest’anno abbiamo avuto la grande fortuna di partecipare al viaggio della memoria per ricordare il periodo nazista.
Tutto ciò è stato possibile  grazie all’impegno nell’organizzare questa profonda e preziosa esperienza da parte della professoressa Piras, presidente della  Associazione Nazionale Ex Internati (A.N.E.I.), e alla generosità di alcuni comuni  che hanno offerto l’intera somma necessaria per compiere questo viaggio ad alcuni ragazzi di classi quarte e quinte con ottimo profitto.
Abbiamo potuto conoscere, durante il viaggio, una persona anziana che è stata internata nel campo di concentramento vicino a Vienna.
Tra qualche anno, quando purtroppo non ci saranno più queste persone a testimoniare, uomini che hanno provato sulla propria pelle il dolore, chi trasmetterà quello che è accaduto ?
Noi siamo diventati oggi dei testimoni di quello  che è avvenuto nel passato, del massacro di cui l’uomo si è macchiato e abbiamo il dovere di non dimenticare e di continuare a raccontare per impedire che la storia si ripeta.
Per motivi banali come il colore della pelle, la religione, le opinioni politiche, migliaia di persone hanno perso la vita.
Per colpa della sete di potere l’uomo è arrivato al punto di uccidere i propri simili.
Il viaggio si è svolto dal 25 al 29 ottobre. Sono stati cinque giorni molto intensi e istruttivi a livello di conoscenze culturali, ma sono serviti anche a crescere psicologicamente e rendersi conto di quanto l’uomo è in grado di fare.
Durante questi giorni abbiamo visitato il castello di Spielberg, la città di Cracovia, Auschwitz e la città di Bratislava.
Le città sono piene di storia e molto belle, anche perché molto diverse dalle nostre. Hanno mantenuto delle caratteristiche uniche, ma la parte della viaggio che ci ha colpito maggiormente è stata sicuramente la visita ai campi di sterminio: Auschwitz 1 e Auschwitz 2 – Birkenau.
Per quanto ci riguarda, anche solo entrando in questi campi, ci siamo sentite schiacciate e impotenti. Le sensazioni provate nel vedere quella distesa di erba e baracche sono molto difficili da esprimere, sicuramente molto forti e forse quasi opprimenti.
Rimanere fermi nel punto in cui avveniva la selezione che determinò la vita o la morte di moltissime persone, camminare lungo le strade che percorsero quei poveri innocenti mentre si recavano ai forni crematori convinti di andare a farsi una doccia, vedere le condizioni in cui dovevano vivere coloro che non venivano uccisi subito e sentire cifre spaventose di persone sterminate, è stato agghiacciante.
Nonostante ciò la parte più difficile da affrontare è stata vedere le foto di alcune persone che sono state uccise in quei posti e soprattutto riuscire a continuare a camminare su quei terreni sapendo che sotto i nostri piedi erano sparse le ceneri di migliaia di persone uccise per ragioni economiche.
Il viaggio ai campi di concentramento è un’esperienza che ognuno di noi dovrebbe vivere. Sapevamo che sarebbero state emozioni molto forti, ma non ci aspettavamo cosi profonde. Erano quasi tutte cose che sapevamo anche prima di andare a visitare Auschwitz, ma vederle da vicino e poter osservare con i nostri occhi le  condizioni disumane in cui dovevano vivere queste persone private della loro dignità, ci ha cambiate e ci ha aperto gli occhi a una nuova e più attenta visione della vita

Laura Calderaro (4° A mercurio)
Macarena Da Silva (4° A turistico)

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VIAGGIO DELLA MEMORIA
 
Quest' anno, come in altre occasioni, grazie all'ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati) e alla partecipazione economica di alcuni comuni del basso Garda, è stato possibile, per alcuni studenti delle scuole superiori di Desenzano del Garda e Lonato, partecipare al ricordo della morte dei deportati nei campi di sterminio. La partenza è avvenuta dalla stazione di Desenzano del Garda la mattina del 25 ottobre. Il viaggio è durato circa dodici ore comprese le soste  per sgranchire le gambe; in serata è stata raggiunta Brno, giovanile città della Repubblica Ceca. La mattina successiva una guida del posto ha accompagnato il gruppo a visitare la cattedrale dedicata a San Pietro e Paolo, la piazza del mercato con al centro una fontana dentro la quale vi è la statua di Ercole che uccide Cerbero e il municipio della città ospitante i due simboli di Brno: il coccodrillo e la ruota. Successivamente  è stato visitato il castello dello Spielberg, severa prigione dove sono stati rinchiusi anche patrioti italiani tra i quali ricordiamo Silvio Pellico e Piero Maroncelli. Di questa sono stati visitati i sotterranei in cui i reclusi subivano torture e le stanze dei prigionieri politici. Finita la visita, dopo il pranzo, il viaggio è proseguito alla volta di Cracovia. Molto importante e significativo è stato il terzo giorno, dedicato alla visita di Auschwitz-Birkenau nella mattinata e di Auschwitz 1 nel pomeriggio. Qui è stata inevitabile la sensazione di tristezza e di dolore in ricordo degli innocenti deportati che, fiduciosi e pieni di speranza, arrivavano in questi campi con la convinzione di continuare  la loro solita vita. Invece, appena arrivati, venivano divisi e selezionati, superficialmente, in base al giudizio di un dottore che semplicemente osservandoli decideva della loro sopravvivenza. L'ottanta per cento dei deportati a Birkenau moriva subito dopo l'arrivo, a questi veniva detto di scrivere i loro nomi sui bagagli in modo che dopo le docce potevano recuperali più facilmente, questo per far sembrare il procedimento completamente normale e per evitare il panico. Precedentemente  venivano divisi in due colonne: la prima composta da uomini e la seconda da donne,  bambini e anziani. Chi veniva condotto alle docce era obbligato a spogliarsi. Queste erano collocate sotto terra in modo che  non si sentissero i lamenti di coloro che morivano e, per assicurarsi che tutti perdessero la vita, lasciavano i corpi ammucchiati anche per giorni prima di bruciarli o di sotterrarli. Solo il venti per cento  circa dei deportati veniva registrato  e destinato al  lavoro. La loro vita però  non era affatto facile. Per esempio, nelle baracche si cercava sempre di dormire sui tavolati più alti per respirare meglio e se accadeva che qualcuno avesse bisogno di urinare non poteva perché gli veniva occupato il posto o era costretto a pagare chi dormiva vicino al secchio perché doveva sopportare il cattivo odore per tutta la notte.  Chi non moriva appena arrivato moriva comunque dopo o per lo sfinimento o per la fame. C'era chi tentava il suicidio buttandosi contro i fili di ferro elettrici. Per ricordare queste ingiustizie, il gruppo ha partecipato ad una cerimonia che è avvenuta intorno ad una lapide in memoria dei defunti:  è stata una cerimonia molto commovente durante la quale era evidente il dolore di tutti.Il pomeriggio è stato altrettanto toccante, a Auschwitz 1 il dolore è diventato ancora più forte nel vedere ogni tipo di oggetto ritrovato, le migliaia di foto sui  muri, scarpe e vestiti di adulti e bambini, teli di preghiera e soprattutto circa otto tonnellate di capelli ritrovati dentro a sacchi che venivano spediti in Germania per farne dei tessuti. Angosciante è stata la visita alle tre celle di morte, la vista dei graffi sulle pareti delle docce fatti da coloro che cercavano un appiglio per potersi salvare e le foto di persone sopravvissute, soprattutto donne e bambini, che ormai sembravano aver abbandonato la speranza di continuare a vivere. Tutto questo dovrebbe far capire fin dove il potere dell'uomo può spingersi: è inconcepibile trattare i propri simili come animali immeritevoli di vita, sfruttati per qualsiasi cosa. Nessuno è più importante di nessun altro e le nostre opinioni per quanto diverse vanno prese sempre in considerazione, tutte le persone vanno prese in considerazione. Il quarto giorno è stato dedicato alla visita della città di Carcovia dove il gruppo è stato accompagnato dalla guida alla cattedrale di Wawel e alla basilica della Vergine Maria. Dopo il pranzo la destinazione finale prima del ritorno in Italia è stata Bratislava della quale, la mattina dell'ultimo giorno, è stato visitato il centro storico. Il rientro in Italia è avvenuto in serata il 29 ottobre.
Questo viaggio è stato molto importante soprattutto per tenere vivo il ricordo di coloro che ingiustamente hanno perso la vita per colpa di persone colme di odio e bramose di potere. Speriamo davvero che altre persone abbiano la possibilità di partecipare a questo viaggio in futuro in modo tale che, tramite testimonianze, tutti conoscano veramente quanto è successo in quei luoghi dei quali qualcuno ha ancora il coraggio di negare l'esistenza. La nostra libertà finisce dove comincia la libertà degli altri.

 


Alessia Strano  ( 4 A grafico ) e Giulia Donini ( 4 B turistico )

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Riflessioni viaggio della memoria dal 25/10/2011 al 29/10/2011


Grazie alla partecipazione di ben 8 comuni della provincia di Brescia, anche quest'anno 39 ragazzi di diversi Istituti scolastici, hanno avuto la possibilità di visitare le memorie di Auschwitz e Birkenau; un viaggio indimenticabile organizzato dall'ANEI e più precisamente dalla professoressa Piras.
Partiti dalla stazione di Desenzano alle ore sei,il traffico non era intenso e le condizioni climatiche favorevoli; siamo arrivati a Brno alle ore 18:30, orario che coincideva con le nostre previsioni. Le città più importanti che abbiamo attraversato, dopo il confine italiano sono state Gratz, Vienna ed infine Brno.
Sveglia impostata alle ore sette (anticipata dalla nostra amica Giulia, che si è svegliata alle 6:30 pensando fossero le 7:30).
Il giorno seguente, siamo scese per la colazione con i nostri compagni di viaggio.
Alle ore otto siamo partiti dall'albergo, in compagnia di una guida turistica, e abbiamo visitato la città di Brno.
Ci siamo diretti subito verso la cattedrale dedicata a San Pietro e Paolo, due statue di stile barocco, costruite all'esterno nel tredicesimo secolo.
L'altare della Cattedrale è in stile gotico e le panche in stile barocco.
Dopodiché, siamo passati dalla piazza del mercato, dove al centro è posta la fontana con la statua di Ercole mentre tiene il cane a tre teste, simbolo della mitologia greca e il Municipio della città, caratterizzato dai simboli della stessa, il coccodrillo e la ruota.
Verso le dieci siamo ritornati in hotel e con il pullman ci siamo diretti al Castello dello Spielberg.
Inizialmente, la guida ci ha mostrato le prigioni sotterranee, che ci hanno molto colpito perché vi erano degli sbocchi dal pavimento da cui fuoriuscivano ratti che divoravano i prigionieri incatenati.
Successivamente ci sono state mostrate le varie pratiche di torture, davvero impressionanti! Una più crudele dell'altra.
Vorremmo ricordare due carbonari, nostri connazionali, Pietro Maroncelli e Silvio Pellico che, per un lungo periodo, sono stati prigionieri politici in questo castello.
Anche le notti erano dure per quest'ultimi, perché le panche sulle quali dormivano erano inclinate per far stancare di più il prigioniero e per far si che non avesse la forza psichica per pensare ad una via di fuga. Per le donne infedeli invece, la morte era più atroce, venivano murate  vive lasciando la testa fuori finché non impazzivano e morivano.
Finita la visita dello Spielberg, siamo partiti in direzione di Cracovia; verso le 13:30, tutti molto affamati ci siamo fermati al ristorante.
Siamo arrivati all'hotel Chopin prima dell'orario di cena; dopo una doccia rigenerante abbiamo gustato la cena polacca.
Il terzo giorno, dopo la solita sveglia alle 6:45 ed una buona colazione abbondante, siamo partiti in pullman alla volta di Auschwitz/Birkenau. Il percorso è durato circa un'ora e mezza. All'arrivo, ci siamo divisi in due gruppi, questo per facilitare l'ascolto delle spiegazioni della guida.
All'entrata sostava un vagone del treno destinato a trasportare gli ebrei. Tutto intorno vi erano mazzi di fiori, candele, bandiere con la croce di David, lasciate in memoria di tutti coloro che in quel campo hanno lasciato la vita.
Anche noi studenti abbiamo dato il nostro contributo:un mazzo di fiori che abbiamo lasciato sulla lapide, dove c'era scritto: "GRIDO DI DISPERAZIONE ED AMMONIMENTO ALL'UMANITA’ SIA SEMPRE QUESTO LUOGO DOVE I NAZISTI UCCISERO CIRCA UN MILIONE E MEZZO DI UOMINI, DONNE E BAMBINI PRINCIPALMENTE EBREI, DA VARI PAESI D'EUROPA".
 Qui a Birkenau molte baracche e forni crematori erano distrutti e per immaginarci l'insieme spesso ci hanno mostrato ricostruzioni; qui niente appare cambiato:la ferrovia, le baracche fredde, sporche, i tavolacci come cuccette. Niente ingentilisce il luogo e un'impressione di angoscia violenta ti prende.
Siamo rimasti davvero colpiti da questi luoghi, soprattutto se si pensa che molte persone ci hanno vissuto per tempo.
Dopo pranzo, in compagnia della guida e degli appositi auricolari ci siamo incamminati verso il campo di Auschwitz 1.
All'entrata di quest'ultimo, siamo rimaste a bocca aperta dinnanzi alla famosa frase "ARBEIT MACH FREI" ovvero "IL LAVORO RENDE LIBERI", perché detto molto semplicemente in quelle circostanze non aveva alcun significato! Il luogo che avevamo intorno era molto inquietante; all'ingresso nelle baracche siamo rimasti tutti abbastanza sbalorditi. All'interno di queste, c'era una sorta di museo con varie testimonianze: dalle lettere, alle foto, cartine, vestiti di adulti e bambini, pentole, occhiali, posate, valige, urne, monete, scarpe ed infine capelli; eh si, capelli biondi, mori, crespi, lisci o addirittura con la treccia ancora fatta. Entrare in quella stanza e vedere circa otto tonnellate di capelli non può mettere che i brividi;essi venivano tagliati ed usati per realizzare un tessuto.
Percorrendo il lungo corridoio, si potevano notare a lato tutte le fotografie degli ebrei che venivano "schedati" e osservando quei visi ci colpiva lo sguardo vuoto e assente di quella povera gente. Venivano fucilati per un banale capriccio delle SS e se non per questo, morivano di fame o per il freddo;vi sono anche foto di donne che dopo la deportazione arrivarono a pesare fino a 23 kg. Davvero impressionante!
Verso le 17:00 la nostra visita si è conclusa e ha lasciato dentro di noi qualcosa di profondo; il messaggio è stato chiaro, per far si che ciò non si ripeta, l'intera umanità dovrebbe avere un altro concetto di rapporto personale. Purtroppo le testimonianze tra pochi anni svaniranno, ma dovremmo tutti noi visitare questi luoghi e farci un esame di coscienza, trasmettendo le emozioni agli altri, per far si che tutto ciò non si ripeta mai più.
Tornati in hotel, abbiamo cenato con il solito buffet, e più tardi ci siamo trovati per andare insieme a visitare la città di Cracovia. Dopo mezzora di strada, a piedi, siamo arrivati, e non so gli altri, ma noi siamo rimaste sbalordite. Abbiamo avuto un po’ di tempo libero a disposizione e in compagnia del don siamo andati in una birreria.
Il quarto giorno, abbiamo caricato in pullman i bagagli e siamo partiti con la guida per la visita della città di Cracovia. Inizialmente abbiamo visitato la Cattedrale di Wawel, in parte in stile gotico ed in parte in stile barocco. Al suo interno si trovano le statue di alcuni importanti principi che giacciono sul loro letto di morte e il cero pasquale, lasciato da Papa Wojtila,durante la sua prima visita a Cracovia, dopo la sua elezione.
Successivamente ci siamo incamminati verso la Basilica della beatissima Vergine Maria, dove ogni ora, su una delle due torri viene suonata la melodia di Hejnal Mariacki (tradizione risalente il 1200). Questa chiesa, costruita nel tredicesimo secolo, è il classico esempio di architettura gotica in Polonia. Nel presbiterio si trova il famoso altare di Wit Stwosz, il più splendido ornamento della Basilica. La caratteristica principale di questa chiesa è un grande armadio, posto dietro all'altare, che quando è aperto si vedono sei quadri che rappresentano i mestieri della Vergine, quando è chiuso si vedono invece dodici quadri che rappresentano varie scene della vita di Gesù  e di sua madre.
Verso le 13:00 abbiamo pranzato in un bellissimo ristorante nella piazza centrale di Cracovia.
Nel primo pomeriggio, alle 14:30 circa, ci siamo nuovamente diretti al nostro pullman; ci aspettavano altre sei ore di viaggio, ma questa volta la destinazione era Bratislava. Stanchi e affamati, verso le 21:00 siamo arrivati in hotel. E' stata una giornata faticosa, ma sicuramente interessante.
L'ultimo giorno alle 8:00 siamo partiti in pullman e dopo un quarto d'ora circa, siamo arrivati al centro di Bratislava. E' una città molto più piccola di Cracovia, ma molto bella. La disponibilità di tempo era davvero limitata, ma comunque siamo riusciti a visitare il centro storico e un professore che era con noi è stato cosi gentile che si è offerto di farci da guida turistica.
Tornando al pullman abbiamo ammirato alcune statue in bronzo, tra cui una molto ironica che sbucava con la testa da un tombino e si diceva spiasse sotto la gonna delle signorine. Verso le 10:30 siamo partiti per il rientro. Siamo arrivati a Desenzano intorno alle 21:30.
Dopo un cordiale saluto, dentro ognuno di noi è rimasto il ricordo di un viaggio che ha arricchito le nostre conoscenze, ma che soprattutto ci ha fatto riflettere su ciò che è stato nella speranza che non accada mai più. Le parole non bastano per comprendere ciò che hanno vissuto milioni di deportati. I campi di concentramento, i luoghi della memoria, devono essere visitati di persona. Bisogna sentire sulla propria pelle ogni ingiustizia subita da qualsiasi uomo sulla faccia della terra, bisogna saper tremare d'indignazione davanti ad ognuna di queste ingiustizie. Siamo noi che dobbiamo portare avanti e raccontare alle generazioni future ciò che successe allora. Noi abbiamo la fortuna di sentire testimonianze di persone che hanno lottato, che sono scappate, che sono sopravvissute a questo orrendo sterminio. Noi oggi abbiamo dunque la responsabilità, anzi, il dovere e l'obbligo morale di portare avanti la MEMORIA.
 
Sara Sandri e Sara Saleri ( 4 A turistico )

 

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Relazione di Alessandro Noci (4^ Geometra)

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