VIAGGIO DI ISTRUZIONE A ROMA

25-29 Settembre 2012    classe VA Mercurio

Docenti accompagnatori Dora Notarangelo e Carlo Luppi

La Frecciargento si è conficcata con rapidità nel cuore di Roma. Partiti da Desenzano alle 7.00, già poco prima di mezzogiorno i nostri bagagli sferragliano sui marciapiedi che da Termini portano all’albergo, poco distante. Sempre poco distante –ma la somma delle poche distanze ci ha fatto percorrere un’infinità di chilometri!- ci attendeva la prima discesa nel ventre della città, per condurci, pigiati come sardine, a Piazza di Spagna. Incantevole, come sempre. E come sempre gremita all’inverosimile: quasi inavvicinabile la Barcaccia. Un posticino per riposarci un poco sulla scalinata di Trinità dei Monti e rifocillarci, però, lo abbiamo trovato. Coccolati da un inatteso sole estivo, i ragazzi hanno goduto, un po’ straniti, di quel brulicante formicaio. E poi su, alla ricerca della frescura ristoratrice di Villa Borghese e del suo parco. Piacevolissima la passeggiata tra statue e filari di platani, fino al laghetto: un incanto di colori e di melodie lontane di musicisti naif. Per rituffarci poi tra la folla, percorrendo via Condotti e arrampicarci quindi, sempre pedibus calcantibus (siamo a Roma, no?), fino a via Veneto: meta obbligata, non tanto per respirare l’atmosfera magica della Dolce Vita anni ’60, retaggio indimenticabile per noi adulti ma assolutamente ignoto agli adolescenti, quanto per la presenza del non meno modernamente magico Hard Rock Cafè!

E’ sera: sciacquiamo via un po’ di stanchezza con una doccia calda e usciamo ancora per la cena e per il drink finale in un chiosco del quartiere universitario di San Lorenzo.

Sulla notte sorvolo.

Un trenino ci porta ad Ostia la mattina dopo. Dopo aver passeggiato per il borgo medioevale, sul quale troneggia il Castello di Giulio II, ci rechiamo all’appuntamento con la guida all’ingresso della zona archeologica: una visita guidata di estremo interesse. Percorriamo il Decumano, ci soffermiamo davanti alla necropoli, alle terme, ai mercati; gustiamo la solennità dei templi e del teatro; visitiamo alcune “domus” di particolare interesse, quindi acquedotti, botteghe, osterie..... Ci accompagnano le parole straordinariamente accattivanti della nostra guida, una archeologa che mostra tutta la sua passione per la Storia e la sua competenza riesce a farci vivere quei luoghi. Persona davvero di notevole spessore.

Di non minor spessore, nel senso letterale del termine, le fette di porchetta che un simpatico e cordiale oste ostiense ha sapientemente inserito in un morbido panino, adagiandole voluttuose su un letto di cime di rapa passate in padella. Una delizia.

Rientro in città a metà pomeriggio e visita del Colosseo. Sosta ineludibile in un bar della zona, essendosi fatta l’ora canonica dell’ape! Dopo cena, annoverando tra noi un paio di tifosi giallorossi, marcia forzata alla ricerca di un locale che trasmettesse in diretta la partita della Roma. Caccia vana; soffochiamo la delusione con una bibita in un pub. E con due passi di danza.

Sulla notte sorvolo.

La mattina successiva siamo attesi a Palazzo Madama. Vestiti con sobria eleganza –da quanto tempo non mettevo giacca e cravatta?- ci stipiamo sulla Metro, mescolati a turisti di ogni nazionalità. Dopo una breve sosta nella Libreria del Senato per ascoltare una lezioncina di Educazione Civica da parte di una solerte funzionaria, espletate tutte le formalità del caso, depositati zaini e borse, scrutati dal metal detector, edotti sul comportamento da tenere, accompagnati da un serioso commesso…entriamo nella vetusta aula del Senato. L’ambiente è davvero pregno di quella emozionante suggestione che emanano certi luoghi storici. Dalla tribuna abbiamo una visione completa dell’aula: di fronte a noi lo scranno del Presidente, sotto le postazioni dei senatori. L’aula, in realtà, è scarsamente popolata: si dibatte, nell’ottica della spending review, di tagli di finanziamento alle forze dell’ordine. Mentre ascoltiamo i vari interventi, abbiamo modo di osservare la vita dell’aula. Il tutto è alquanto curioso; alcuni alunni rimangono stupiti delle varie attività che si stanno svolgendo sotto di loro,  sulla descrizione delle quali non intendo addentrarmi. Ma i relatori non sembrano curarsene e proseguono, un po’ mesti, nei loro eloqui. Alla fine di un intervento, la Presidente di turno comunica all’aula che è presente una classe dell’Istituto Superiore Bazoli Polo di Desenzano. Noi tutti, istruiti in precedenza, ci alziamo rispettosamente in piedi e i senatori si rivolgono verso di noi e  ci indirizzano un applauso. Riprende poi il dibattito, con la conclusiva risposta di un sottosegretario del Governo. Una senatrice di Desenzano viene in tribuna a portarci i suoi saluti.  Una bella esperienza, davvero emozionante.

Il Pantheon, poco distante, ci offre la visione  della sua sobria architettura e delle reali tombe. Uno sguardo, con foto istituzionale, a Montecitorio e quindi la splendida piazza Navona, illuminata da un sole accecante, affollata di turisti e di pittori. Pausa pranzo: i ragazzi si disperdono per le viuzze circostanti e i due insegnanti, uno dei quali ha finalmente sfilato giacca e cravatta, adocchiano una trattoria all’ombra. Un’anziana cameriera sta servendo affabilmente delle pietanze ad una coppia di personaggi ancora più anziani: un vecchio generale, in perfetta divisa dell’aeronautica, nonostante il caldo afoso, ed il suo amico cieco. Ci sediamo accanto: i due parlano poco, ma si percepisce che sono grandi amici. Emanano simpatia e tenerezza. La penna di un bravo scrittore potrebbe tratteggiare su di loro una fantastica storia.

La zona, non distante da Camera e Senato, è frequentata da politici, alcuni noti e riconoscibili. Altri se ne vedono al celeberrimo Sant’Eustachio, dove gustiamo un caffè eccellente e per nulla caro. Riprendiamo il cammino verso i Fori imperiali, che percorriamo un po’ stancamente, sfibrati dalla calura; quindi il Vittoriano. Dopo cena torniamo in centro, per gustarci un gelato nei pressi di Piazza di Spagna. Le gambe ormai vanno da sole.

Sulla notte sorvolo.

Venerdì:Vaticano. Il cielo è coperto, ma l’afa è sempre piuttosto opprimente. La Metro ci porta nelle vicinanze di Piazza San Pietro. Vicinanze si fa per dire, quantomeno un chilometro. La coda, che si snoda sul lato destro del colonnato del Bernini, incute paura, ma in realtà è abbastanza veloce. Abbiamo il tempo per goderci la maestosità della piazza.  Qualche leggera goccia di pioggia fa sbocciare i colori degli ombrelli, senza però apparire minacciosa. La Basilica trabocca di gente. La visitiamo con una certa celerità, perché abbiamo appuntamento ai Musei Vaticani. Bellissima visita: ci soffermiamo soprattutto nelle Stanze di Raffaello e nella Cappella Sistina. Fuori ci deve essere ancora il cielo coperto, perché la Cappella è piuttosto buia. Con il naso all’insù per cercare le due dita che si sfiorano, veniamo allietati dai continui richiami di un custode che, in perfetto inglese, ammonisce i presenti con un perentorio “No foto pliz!”. Diventerà il nostro motto, un tormentone.

Usciti dai musei, il cielo appare in via di guarigione: i ragazzi sono stanchi morti e bivaccano sulle panchine ancora umide. Ritrovano vitalità nel sentire che concediamo loro il pomeriggio libero. Si squagliano come neve al sole. Li rivediamo tutti a sera, all’ora prestabilita. Bravi. Ci raccontano delle varie esperienze: chi ha passeggiato sul Lungotevere, chi è andato a visitare gli studi di Cinecittà, chi a fare shopping in centro,  chi alla Garbatella per vedere il bar dei Cesaroni (!)……

Ceniamo tardi, un gelatino in zona e poi a letto.

Sul letto sorvolo.

Ultima mattina. Raggiungiamo faticosamente il Quirinale, foto di rito. Perché non fare due passi? E via, giù dal Colle fino a Trastevere. Il caldo è davvero opprimente e la stanchezza si fa sentire. Chi ha qualche residua forza, ne approfitta per girare tra quei vicoli caratteristici, altri sgranocchiano patatine e panini stravaccati all’ombra di un complice e maestoso platano. Un gruppetto, tra cui gli insegnanti, si siede agli invitanti tavoli di una trattoria trasteverina, in una piccola e graziosa piazzetta. Cacio e pepe e un bicchiere di vino. Attorno, il leggero fruscio delle prime foglie secche che, nonostante l’afa estiva, non riescono ad opporsi all’autunno incalzante e giocano con quel venticello caldo. E’ ora di rientrare in albergo, abbiamo il treno alle 17.00. Cerchiamo la più vicina stazione della Metro che si trova al Circo Massimo. Avevo letto che è situato nella valle tra l’Aventino e il Palatino, ma a me quella valle è parsa in salita. Ritiriamo i bagagli all’albergo; qualcuno si mette alla disperata ricerca di un qualsiasi mezzo di trasporto che lo conduca alla stazione, sarebbe disposto a dare tutto quello che ha. Io e la collega, invece, guidiamo lo sparuto gruppetto degli stoici per l’ultima sgroppata verso Termini.

Durante il viaggio di ritorno, consideriamo che in realtà, malgrado la frenesia delle nostre giornate, molte cose di Roma non abbiamo fatto in tempo a vederle. Ma la cosa non ci dispiace più di tanto perché sappiamo che i ragazzi, tutti, hanno gettato la monetina nella Fontana di Trevi.

 

 

 

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