I BRIGANTI DELLA SAVANA

Leggi cosa scrive padre Tonino a proposito dei briganti...


 

I BRIGANTI DELLA SAVANA

 

La vita della savana è continuamente attraversata dalla presenza e dall’azione dei briganti.

I pochi averi delle famiglie, dal bestiame al riso, al vasellame delle povere capanne, sono esposti ai loro assalti. L’esistenza stessa delle persone è insidiata dalle loro incursioni repentine e violente che depredano e uccidono. L’incubo dei villaggi è l’arrivo dei “malaso", briganti dalle calzature lisce che non rivelano la direzione dei piedi.

Nella sconfinata distesa dell’ altopiano, la legge non c’è. I colonizzatori bianchi e i loro successori neri sono entrambi stranieri e tali sono i loro governi e i loro gendarmi rapaci.

In questi luoghi impervi e selvaggi, non c’è difesa per nessuno, se non quella che ogni individuo e ogni villaggio riesce a darsi da sé.

I delinquenti arrivano d’improvviso e i loro fucili, talora affittati dai gendarmi, sono più potenti dei bastoni e delle piccole vanghe della gente della savana. Il vantaggio della sorpresa e dell’armatura superiore ha facilmente la meglio sulla popolazione indifesa.

È doloroso il momento in cui, partiti i briganti con la preda, i poveri abitanti si radunano per costatare i danni e leccarsi le ferite. Gli uomini validi e i giovani vogliono reagire subito. Rintracciano le impronte dei fuggitivi e le seguono con sveltezza: partono col proposito di raggiungere i ladri e di strappar loro la preda, ma sanno che difficilmente il loro sogno diventerà realtà.

I malviventi hanno studiato in antecedenza la strada della fuga e sono rapidi nella ritirata. Conducono di corsa i buoi rubati, ammazzano senza esitazione quelli che non reggono l’andatura e li usano come cibo.

Hanno già fissato l’appuntamento con gli acquirenti della refurtiva e sanno che questi li attendono con i soldi in mano. I malvagi sono abili ed esperti nel realizzare i loro colpi e dimostrano ingegno nel concludere i loro affari criminosi.

Mi capita sovente, mentre viaggio di buon mattino per la “tournée missionaria" nei vari villaggi, di veder apparire all’orizzonte lontano, una striscia di punti neri emergenti dall’erba nell’estensione sconfinata della savana. Dalla rapidità con cui i punti neri si muovono verso una medesima direzione, capisco che si tratta di “mpanara-dia" (inseguitori di tracce).

Dirigo la macchina verso di loro per chiedere notizie. Mentre mi avvicino, scorgo la loro armatura: bastoni di fortuna, pezzi di ferro rubati in qualche cantiere, uno o due fucili di incerto funzionamento.

Accosto la macchina e porgo il rituale saluto: “Akory ianareo?" (Come va?).

Mi spiegano che stanno inseguendo i “malaso" che, durante la notte, hanno rubato i loro buoi. Mi chiedono di passare nel loro villaggio per dare notizie. «Le tracce sono chiare – dicono - ma portano ancora lontano verso gli avvallamenti dell’altopiano, oltre il grande fiume. Il problema è che abbiamo quasi consumato la scorta di cibo».

Mi pregano di raccomandare ai loro familiari che mandino al più presto i rifornimenti. Assicuro loro che farò subito la commissione e parto veloce in direzione del loro villaggio, badando bene a non perdere i punti di orientamento mentre avanzo nella savana senza strade.

Quando arrivo, trovo le poche persone rimaste, donne e anziani, sedute sulle stuoie nella piazza centrale, attorniate dai bambini che giocano nella polvere. Il villaggio appare più disordinato e immiserito del solito.

L’arrivo della macchina del Mompera suscita un certo sollievo e tutti vengono attorno per salutarmi e ringraziarmi di essere passato a trovarli: «Izay mahavangivangy tia havana», mi dicono («Chi viene a far visita vuol bene ai familiari»).

Dò loro notizie degli inseguitori e li incoraggio a far arrivare sollecitamente i viveri di cui hanno urgente bisogno. Mi assicurano che lo faranno al più presto. È inteso che questo “presto" dipenderà dal reperimento del riso. Non è scontato che il villaggio disponga di scorte sufficienti.

Molto sovente, gli inseguitori desistono per fame e rientrano a casa senza risultato.

Quei buoi guardati a vista ogni giorno, custoditi per mesi e per anni, sono scomparsi in una sola notte.

I loro veri padroni sono i briganti: il villaggio li ha solo pascolati per loro.

È sconsolante la vicenda di questa povera gente e non appaiono facili prospettive per guarire la vita della savana dal cancro dei briganti.

La Missione s’impegna a trovare rimedio istruendo i bambini e formando la coscienza dei giovani ai valori della giustizia. La scelta è solida, ma i tempi saranno lunghi.

padre Tonino

18 maggio 2013

Copyright 2018 Don Angelo - Privacy Policy